Le dimissioni di Stefano Antonio Donnarumma dalla guida del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane rappresentano l'epilogo di una crisi maturata nel corso degli ultimi mesi tra il manager, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e il Ministero dell'Economia, azionista unico della società.

Dopo appena due anni dal suo insediamento, il manager lascia Piazza della Croce Rossa al termine di un periodo caratterizzato da investimenti record, grandi cantieri e crescenti tensioni legate ai disservizi ferroviari.

Nato a Milano nel 1967 e laureato in Ingegneria Meccanica, Donnarumma ha costruito la propria carriera tra industria ferroviaria, energia e grandi infrastrutture. Dopo le esperienze in Bombardier e Alstom ha ricoperto incarichi di vertice in Acea, Aeroporti di Roma, A2A e Terna, fino alla nomina, il 27 giugno 2024, ad Amministratore Delegato e Direttore Generale del Gruppo FS Italiane.

Alla guida del Gruppo ha ricevuto il compito di attuare il Piano Strategico 2025-2029 e gestire oltre 100 miliardi di euro di investimenti, con particolare attenzione all'attuazione del PNRR, alla digitalizzazione della rete e allo sviluppo internazionale. Nel dicembre 2025 è stato inoltre nominato Vicepresidente della UIC, assumendo anche la guida della Regione Europa dell'organizzazione.

Dalla nomina alle prime tensioni

Il 27 giugno 2024 Donnarumma viene nominato Amministratore Delegato e Direttore Generale del Gruppo FS Italiane con il mandato di accelerare gli investimenti ferroviari, rispettare le scadenze del PNRR e rilanciare la presenza internazionale del Gruppo.

Nel corso del 2025 vengono avviati numerosi cantieri e prosegue l'attuazione del Piano Strategico. FS evidenzia risultati significativi sul fronte degli investimenti, della crescita internazionale e dell'utilizzo delle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Parallelamente, però, l'intensificazione dei lavori sulla rete comporta un aumento delle interruzioni programmate e delle modifiche alla circolazione, con inevitabili ripercussioni sulla regolarità del servizio.

Con l'arrivo della primavera del 2026 cresce il malcontento dei viaggiatori. I numerosi cantieri aperti e alcuni episodi di particolare criticità nella circolazione alimentano il confronto politico e all'interno della maggioranza iniziano a circolare le prime indiscrezioni sulla possibilità di un cambio ai vertici del Gruppo.

Parallelamente emergono divergenze anche con il Ministero dell'Economia. Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, uno dei principali punti di attrito riguarda il progetto sostenuto da Donnarumma di valorizzare le attività dell'Alta Velocità attraverso una nuova società aperta anche a investitori esterni. Il MEF avrebbe espresso forti perplessità sull'operazione e già nel mese di maggio il ministro Giancarlo Giorgetti aveva manifestato pubblicamente riserve sulla ricerca di capitali esteri per finanziare infrastrutture nazionali.

Un primo segnale concreto della tensione arriva con le dimissioni di alcuni componenti del Consiglio di Amministrazione. Il 17 giugno lascia l'incarico Tiziana De Luca, consigliera indicata dal Ministero dell'Economia. Ufficialmente vengono richiamati motivi personali, ma numerose ricostruzioni interpretano la decisione come il segnale di un deterioramento dei rapporti tra il management e l'azionista pubblico. Negli stessi giorni lascia il CdA anche Caterina Belletti, destinata a un nuovo incarico all'interno del Gruppo.

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L'incontro con Salvini e l'annuncio delle dimissioni

Tra il 19 e il 22 giugno iniziano a susseguirsi indiscrezioni sempre più insistenti sulla possibile sostituzione dell'amministratore delegato. Il nome indicato con maggiore frequenza è quello di Gianpiero Strisciuglio, amministratore delegato di Trenitalia, considerato una soluzione interna capace di garantire continuità gestionale.

Il 23 giugno Matteo Salvini convoca al Ministero Donnarumma insieme ai vertici di RFI, Trenitalia, Anas e delle altre società del Gruppo. Ufficialmente il vertice serve a fare il punto sull'avanzamento dei cantieri, sul Piano Estate 2026, sugli obiettivi del PNRR, sulla puntualità del servizio e sulle misure per ridurre i disagi ai passeggeri. Al termine dell'incontro la comunicazione ufficiale parla di piena collaborazione e del raggiungimento degli obiettivi previsti dal PNRR, ma dietro le quinte continuano ad aumentare le indiscrezioni sul futuro del manager.

La svolta arriva il 25 giugno. Dopo un nuovo confronto con il Ministro delle Infrastrutture, il MIT comunica che Donnarumma completerà i principali dossier aperti per poi rassegnare le dimissioni. Nella nota il Ministero ringrazia il manager per il lavoro svolto, sottolineando il rispetto degli obiettivi del PNRR, gli investimenti realizzati, il miglioramento della puntualità e il ritorno all'utile del Gruppo, parlando dell'avvio di una nuova fase nella vita di FS Italiane.

Ora resta da completare l'iter societario con la formalizzazione delle dimissioni, la convocazione del Consiglio di Amministrazione e la nomina del successore. Salvo sorprese, il favorito resta Gianpiero Strisciuglio, attuale Amministratore Delegato di Trenitalia.

Le responsabilità dei disservizi e il futuro del Gruppo

Al di là delle motivazioni ufficiali, la vicenda evidenzia come la gestione di FS si sia trovata al centro di un delicato equilibrio tra risultati industriali e aspettative politiche. Donnarumma ha più volte rivendicato i progressi compiuti sugli investimenti, sull'attuazione del PNRR e sull'espansione internazionale del Gruppo, mentre il crescente peso dei disservizi ferroviari e le divergenze strategiche con parte del Governo e dell'azionista pubblico hanno progressivamente indebolito la sua posizione.

Resta aperto anche il dibattito sulle reali responsabilità dei disagi vissuti dai passeggeri. Una parte consistente delle criticità si è infatti verificata durante la fase di massima intensità dei lavori sulla rete, con circa 1.300 cantieri aperti contemporaneamente e numerosi interventi finanziati proprio attraverso il PNRR. A questi si sono aggiunti guasti tecnici, furti di rame e altri eventi esterni che hanno inciso sulla regolarità della circolazione.

Attribuire a una sola persona la responsabilità delle difficoltà affrontate dal sistema ferroviario rischia quindi di semplificare una realtà molto più complessa. Ferrovie dello Stato è un gruppo con oltre 90 mila dipendenti impegnato nella più importante fase di trasformazione infrastrutturale degli ultimi decenni.

Saranno i risultati del nuovo vertice a chiarire se il cambio ai vertici rappresenterà una reale svolta gestionale oppure soltanto un avvicendamento destinato a modificare la governance senza incidere sulle cause strutturali dei problemi.