Il trasporto ferroviario delle merci sta vivendo una delle fasi più delicate degli ultimi anni. 

Tra il rallentamento dell'economia europea, le tensioni geopolitiche e i numerosi cantieri del PNRR, il settore si trova a fronteggiare una perdita di competitività che rischia di avere conseguenze durature. Per approfondire lo stato del comparto e le prospettive future abbiamo raccolto le considerazioni di Angelo Cotroneo, esperto del Dipartimento Mobilità Nazionale di Uiltrasporti.

Secondo Cotroneo, gli interventi di ammodernamento della rete ferroviaria rappresentano un passaggio indispensabile per rendere più moderna ed efficiente l'infrastruttura italiana, ma stanno inevitabilmente producendo effetti rilevanti sull'operatività del trasporto merci. Il rischio principale è che parte dei traffici, oggi costretti a spostarsi temporaneamente sulla gomma, possa non tornare più sulla ferrovia una volta conclusi i lavori.

Un settore sotto pressione

Come evidenzia Cotroneo, il trasporto ferroviario merci continua a confrontarsi con una fase di rallentamento determinata da molteplici fattori. Nel 2025 i treni-chilometro hanno registrato una riduzione del 4% rispetto al 2024 e dell'8% rispetto alla media degli ultimi tre anni, mentre per il 2026 le prospettive appaiono ancora più complesse, anche a causa degli importanti lavori di ammodernamento della rete ferroviaria tedesca, destinati a incidere sui principali traffici internazionali.

Alla base della contrazione vi sono la debolezza della produzione industriale europea, il permanere di costi energetici elevati, le tensioni geopolitiche e le numerose interruzioni di linea dovute ai lavori di potenziamento infrastrutturale. Interventi necessari, sottolinea l'esperto di Uiltrasporti, ma che nel breve periodo stanno favorendo uno spostamento dei traffici dalla ferrovia alla strada, con il concreto rischio che parte delle quote di mercato perse non venga più recuperata.

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Il rischio di allontanarsi dagli obiettivi europei

Per Cotroneo questa situazione potrebbe compromettere anche gli obiettivi fissati dall'Unione Europea in materia di trasferimento modale. Il White Paper on Transport individua infatti nello spostamento del traffico merci dalla strada alla ferrovia uno degli strumenti fondamentali per ridurre le emissioni di CO₂ entro il 2030 e il 2050.

Per evitare un arretramento strutturale, secondo l'esperto occorre proseguire il confronto tra istituzioni, operatori e associazioni di categoria, mantenendo il trasporto ferroviario delle merci tra le priorità della politica nazionale. Tra le misure ritenute indispensabili figurano interventi compensativi per le imprese ferroviarie durante i cantieri, il rafforzamento del Ferrobonus, il rifinanziamento dei programmi dedicati agli investimenti in locomotive e carri ferroviari e una rapida introduzione delle nuove tecnologie, a partire dal Digital Automatic Coupling (DAC).

Le infrastrutture che possono cambiare il futuro

Nonostante le difficoltà attuali, Cotroneo guarda con interesse agli investimenti destinati a rafforzare il sistema logistico nazionale. Tra questi figurano il nuovo terminal di Milano Smistamento, il raddoppio della linea Cremona-Mantova e il potenziamento dei valichi ferroviari alpini.

Secondo l'esperto di Uiltrasporti, queste opere rappresentano molto più di semplici interventi infrastrutturali: costituiscono leve strategiche per aumentare capacità, regolarità e affidabilità dei collegamenti merci, migliorando l'integrazione tra il sistema produttivo del Nord Italia, i porti e i grandi corridoi europei TEN-T.

Particolare rilevanza assume il raddoppio della Cremona-Mantova, destinato a valorizzare la posizione strategica della Bassa Lombardia, favorendo lo sviluppo dell'intermodalità, la crescita delle filiere produttive e una maggiore competitività dell'intero territorio.

L'Italia deve recuperare terreno

Secondo Cotroneo, l'Italia ha certamente intrapreso la strada giusta sul fronte degli investimenti, ma resta ancora distante dai principali partner europei. Oggi il trasporto ferroviario delle merci rappresenta infatti circa l'11-12% del mercato nazionale, contro una media europea prossima al 17%.

Permangono criticità legate alla capacità della rete, all'efficienza dei terminal intermodali e alla competitività economica del servizio ferroviario rispetto al trasporto su strada. A queste si aggiungono, osserva l'esperto, dinamiche consolidate che da anni rallentano lo sviluppo del trasporto merci su ferro nel nostro Paese.

Per recuperare il divario sarà fondamentale trasformare gli investimenti oggi in corso in risultati concreti e misurabili. Solo attraverso un miglioramento dell'efficienza operativa, una semplificazione del quadro normativo e un adeguato sostegno agli operatori sarà possibile rafforzare il ruolo della ferrovia all'interno della logistica nazionale ed europea, evitando che le difficoltà attuali si traducano in una perdita permanente di competitività.