
La discussa delibera 49/2026 dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti continua a far discutere.
Dopo le prese di posizione della Regione Umbria e le precisazioni della stessa ART, ora scendono in campo anche i pendolari e diverse sigle sindacali, preoccupati per le possibili conseguenze sui collegamenti ferroviari tra Roma, Umbria, Toscana e Marche.
Al centro del dibattito c'è il rischio che numerosi treni regionali e interregionali possano perdere l'accesso alla Direttissima Roma-Firenze ed essere instradati sulla linea lenta, con inevitabili allungamenti dei tempi di percorrenza.
I pendolari contestano i nuovi criteri
Il Coordinamento dei Comitati dei Pendolari Umbri ha diffuso una lettera aperta nella quale vengono evidenziate le principali criticità della delibera.
Tra gli aspetti maggiormente contestati vi è il nuovo criterio utilizzato per definire un treno "pendolare". Secondo quanto previsto, la classificazione verrebbe effettuata sulla base dell'orario di partenza dalla stazione di origine e non sull'orario di arrivo alla destinazione finale.
Per i pendolari si tratta di un vero e proprio paradosso burocratico, poiché il servizio ferroviario dovrebbe essere valutato in funzione della possibilità di raggiungere il luogo di lavoro o di studio negli orari utili e non esclusivamente sulla base dell'orario di partenza del convoglio.
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I treni che rischiano di perdere la Direttissima
Secondo il Coordinamento, qualora venisse applicato rigidamente questo criterio, alcuni collegamenti fondamentali per l'Umbria potrebbero perdere le attuali tutele.
Tra i treni citati figurano i Regionali Veloci 4539, 4565, 4721 e 4095, convogli che partono prima delle ore 6 ma che trasportano quotidianamente migliaia di viaggiatori verso Roma nelle fasce di maggiore utilizzo.
Le preoccupazioni riguardano anche i collegamenti del pomeriggio. In particolare vengono indicati il Regionale Veloce 4154 Roma-Ancona delle 13:22, il Regionale Veloce 4730 Roma-Perugia delle 14:20 e il Regionale Veloce 4156 Roma-Ancona delle 16:00.
Quest'ultimo rappresenta un caso emblematico, essendo tornato a percorrere la Direttissima soltanto poche settimane fa dopo anni di instradamento sulla linea lenta.

Coincidenze e tempi di viaggio nel mirino
Uno degli aspetti più delicati riguarda le coincidenze ferroviarie.
Alcuni dei treni interessati garantiscono infatti collegamenti con ulteriori servizi regionali a Orte verso Orvieto, Chiusi e Firenze. Un eventuale trasferimento sulla linea lenta potrebbe compromettere tali coincidenze e rendere meno competitivo il trasporto ferroviario rispetto ad altri mezzi.
Secondo i pendolari il rischio è che la Direttissima venga progressivamente riservata ai servizi ad Alta Velocità, lasciando spazi sempre più limitati ai treni finanziati attraverso i contratti di servizio pubblico.
Scendono in campo anche i sindacati
Accanto ai pendolari sono intervenute anche diverse organizzazioni sindacali.
Filt CGIL, UILTrasporti, ORSA Trasporti e UGL Ferrovieri hanno espresso forte preoccupazione per gli effetti della delibera, chiedendo l'introduzione di una legge speciale dedicata all'Umbria e alle sue infrastrutture ferroviarie.
Secondo i rappresentanti sindacali, l'applicazione delle nuove regole rischierebbe di favorire ulteriormente i servizi a mercato a discapito dei collegamenti regionali e interregionali utilizzati quotidianamente da migliaia di pendolari.

Il timore di percorrenze più lunghe
I sindacati sottolineano inoltre come il trasferimento dei convogli sulla linea lenta possa determinare incrementi significativi dei tempi di viaggio.
In alcuni casi i treni interregionali potrebbero trovarsi a seguire convogli locali che effettuano tutte le fermate intermedie, con conseguenti rallentamenti e velocità commerciali notevolmente inferiori rispetto a quelle attualmente garantite sulla Direttissima.
Una situazione che, secondo le organizzazioni dei lavoratori, rischierebbe di penalizzare ulteriormente territori già caratterizzati da collegamenti ferroviari meno competitivi rispetto ad altre aree del Paese.
Una partita ancora aperta
Nel frattempo la Regione Umbria continua a seguire con attenzione l'evoluzione della vicenda. L'assessore regionale ai Trasporti Francesco De Rebotti ha avviato confronti con amministratori locali e rappresentanti dei territori per approfondire le possibili conseguenze della delibera.
La decisione finale dell'Autorità è attesa nelle prossime settimane e potrebbe incidere in maniera significativa sul futuro dei collegamenti ferroviari tra Roma, Umbria, Toscana e Marche, una delle principali direttrici del traffico pendolare del Centro Italia.