Prosegue in questi giorni la progressiva uscita di scena delle automotrici ALn 668, uno dei rotabili più iconici della ferrovia italiana. In questi giorni di marzo diverse unità hanno infatti lasciato i rispettivi depositi per essere avviate alla demolizione, segnando un nuovo capitolo nella lenta ma inesorabile scomparsa di queste macchine.

Il primo trasferimento risale al 5 marzo, quando due automotrici sono state inviate da Savona allo stabilimento VICO di San Giuseppe di Cairo per lo smantellamento. Si trattava della ALn 668.3156, costruita da OMECA nel 1981, e della ALn 668.1051, anch’essa OMECA ma del 1977. L'invio è stato affidato alla D.445.1098.

Un nuovo invio da Sulmona

Il processo di radiazione è proseguito pochi giorni dopo. L’8 marzo altre automotrici hanno lasciato il deposito di Sulmona dirette ad Alessandria, viaggiando dapprima su Pescara e quindi lungo la linea Adriatica.

Alla trazione del convoglio era presente la E.464.118 in livrea XMPR, seguita dalle automotrici ALn 668.3337, ALn 668.3306, ALn 668.3157, ALn 668.3332, ALn 668.3323 e ALn 668.3246.

Quest’ultima unità non era destinata alla demolizione ma utilizzata come “scudo” in coda al convoglio, circostanza evidente anche dalle condizioni esteriori: era infatti l’unica priva di graffiti e non chiusa con lamiere per impedire l’accesso, a differenza delle altre macchine.

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Automotrici della serie 3300

Le unità trasferite da Sulmona sono quasi tutte automotrici della serie .3300, caratterizzate dal rapporto da montagna che le ha rese per decenni particolarmente adatte alle linee interne dell’Abruzzo.

Le automotrici sono state costruite dalla FIAT Ferroviaria di Savigliano, ad eccezione della ALn 668.3157 realizzata da OMECA. Gli anni di costruzione sono compresi tra il 1981 e il 1983, con unità del 1983, 1982 e 1981.

Sulmona si svuota

Con questo invio il deposito di Sulmona si svuota ulteriormente di queste storiche automotrici. Secondo le nostre stime attuali, nello scalo abruzzese dovrebbero rimanere ormai solamente dieci ALn 668.

Basterebbero quindi due ulteriori trasferimenti per chiudere definitivamente un’epoca, facendo spazio a mezzi più moderni e confortevoli.

Per molti appassionati, tuttavia, ogni convoglio diretto verso i centri di demolizione rappresenta un pezzo di storia ferroviaria che se ne va, dopo decenni di servizio sulle linee secondarie e sulle tratte più difficili della rete italiana.