
Torna al centro del dibattito il futuro della storica ferrovia Sangritana.
A rilanciare il tema è Ascom Abruzzo, che chiede di guardare oltre il semplice ammodernamento infrastrutturale della direttrice Fossacesia-Castel di Sangro e propone invece una riflessione più ampia sul recupero funzionale dell’intera linea, compresa la storica tratta San Vito-Lanciano.
L’associazione, guidata dal presidente Angelo Allegrino, punta apertamente sulla riattivazione del cosiddetto “Treno della Valle”, storico collegamento che per decenni ha rappresentato una connessione strategica tra la costa adriatica, Lanciano, la Val di Sangro e l’entroterra abruzzese fino a Castel di Sangro.
Un’infrastruttura storica che guarda al turismo ferroviario
Secondo Ascom Abruzzo, la questione non può essere limitata ai soli lavori infrastrutturali annunciati dalla Regione Abruzzo sulla tratta interna, finanziati nell’ambito di un piano da circa 90 milioni di euro, a cui si aggiungono ulteriori investimenti già attivati per oltre 100 milioni di euro.
Il vero nodo, secondo l’associazione, riguarda la funzione stessa della linea ferroviaria e il suo possibile rilancio come infrastruttura viva del territorio.
L’idea è quella di riportare in esercizio il Trenino della Valle nella sua configurazione storica originaria, collegando nuovamente San Vito, Lanciano, la Val di Sangro e Castel di Sangro, con un’offerta orientata al turismo ferroviario e all’utilizzo di materiale storico.
Il modello di riferimento è chiaramente quello della Transiberiana d’Italia, che negli ultimi anni ha dimostrato come il turismo ferroviario possa trasformarsi in un importante volano economico per territori periferici, generando flussi turistici, valorizzando borghi e creando nuove opportunità economiche.
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La centralità perduta di Lanciano
Nel ragionamento di Ascom emerge anche una riflessione più ampia sulla progressiva marginalizzazione della storica Sangritana.
Secondo l’associazione, il ridimensionamento operativo della linea e le successive trasformazioni societarie culminate nell’integrazione in TUA hanno progressivamente fatto perdere centralità a una rete che un tempo rappresentava un asse fondamentale per la mobilità regionale.
In particolare viene evidenziato il ruolo perso da Lanciano, per decenni nodo ferroviario strategico del territorio e oggi decisamente meno centrale nel sistema dei trasporti abruzzese.
Per questo Ascom ritiene fondamentale che il nuovo assetto infrastrutturale non penalizzi ulteriormente il territorio, ma anzi favorisca una piena reintegrazione della città nel sistema dei collegamenti tra costa e aree interne.

No alla ciclovia sulla San Vito-Lanciano
Particolarmente netta la posizione sull’ipotesi di riconversione del vecchio sedime ferroviario San Vito-Lanciano in pista ciclabile.
Pur riconoscendo il valore generale della mobilità dolce e delle infrastrutture cicloturistiche, Ascom Abruzzo considera questa soluzione inadatta al caso specifico.
Le criticità evidenziate riguardano soprattutto le caratteristiche morfologiche del tracciato, giudicato non ideale per un utilizzo cicloturistico sicuro e continuativo a causa di pendenze e conformazioni particolarmente impegnative.
Per l’associazione, dunque, il recupero dei binari deve restare la priorità.
Un patrimonio da non disperdere
Il messaggio di fondo è chiaro: evitare che uno dei patrimoni ferroviari storici più significativi dell’Abruzzo venga definitivamente abbandonato o trasformato in qualcosa di completamente diverso.
La visione proposta è quella di una linea ferroviaria storica capace di integrare:
- mobilità sostenibile;
- valorizzazione turistica;
- sviluppo economico territoriale;
- connessione tra costa, città e aree interne.
Secondo Ascom, il rilancio del Treno della Valle potrebbe diventare un asse strategico per un turismo lento e ferroviario, anticipando modelli oggi molto richiesti ma che proprio la Sangritana aveva già incarnato decenni fa.
La richiesta alla Regione
Ascom Abruzzo chiede ora a Regione Abruzzo, TUA ed enti locali l’apertura di un confronto strutturato sul futuro della linea.
L’obiettivo dichiarato è evitare che le decisioni infrastrutturali oggi in discussione finiscano per cancellare definitivamente una delle direttrici ferroviarie storiche più rappresentative della mobilità regionale.