Presentata in Consiglio regionale una mozione per colmare il divario infrastrutturale dell’Isola. Al centro anche il collegamento ferroviario di Nuoro, unico capoluogo italiano fuori dalla rete RFI.

Una rete ferroviaria ancora priva di elettrificazione, nessun collegamento ad Alta Velocità e tempi di percorrenza che restano lontani dagli standard nazionali. È da questa situazione che nasce la mozione presentata dal gruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale della Sardegna, con l’obiettivo di ottenere dallo Stato una perequazione infrastrutturale per colmare il divario dell’Isola rispetto al resto del Paese.

Una rete ferroviaria ferma rispetto al resto d’Italia

Secondo i dati illustrati dai consiglieri regionali del Pd, la Sardegna dispone di circa 600 chilometri di rete ferroviaria, ma registra zero chilometri di linee elettrificate e nessun tratto classificato come Alta Velocità o Alta Capacità.

Mentre sulla penisola numerose direttrici consentono velocità comprese tra 160 e 250 km/h, nell’Isola la velocità media dei convogli varia generalmente tra 60 e 90 km/h. Per collegare città come Cagliari e Sassari o Cagliari e Olbia sono necessari oltre 210 minuti di viaggio.

Il primo firmatario della mozione, Gigi Piano, ha parlato di un significativo ritardo infrastrutturale, chiedendo alla Giunta regionale di attivarsi nei confronti del Governo per ottenere risorse dedicate. Secondo il consigliere, dai finanziamenti del PNRR destinati all’Alta Velocità ferroviaria non sarebbero arrivati fondi specifici per la Sardegna.

La richiesta di un piano straordinario per l’Isola

Per i promotori della mozione il tema non riguarda soltanto gli investimenti, ma anche il principio dell’insularità riconosciuto dalla Costituzione. L’obiettivo è ottenere la certificazione nazionale del divario infrastrutturale e l’avvio di un piano pluriennale straordinario dedicato alle ferrovie sarde.

Tra le richieste figurano l’elettrificazione completa della rete, il progressivo superamento della trazione diesel, il raddoppio dei binari sulle principali direttrici e la realizzazione di un asse ferroviario ad alte prestazioni capace di collegare Cagliari, Sassari, Nuoro e Olbia.

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Il caso Nuoro al centro del dibattito

Uno degli aspetti più discussi riguarda Nuoro, che continua a essere l’unico capoluogo di provincia italiano non collegato direttamente alla rete nazionale di Rete Ferroviaria Italiana. Attualmente la città è servita esclusivamente da una linea regionale a scartamento ridotto.

Il deputato e segretario regionale del Pd, Silvio Lai, ha criticato l’assenza di interventi specifici nell’attuale accordo di programma tra Stato e RFI, sostenendo la necessità di inserire nel prossimo ciclo di programmazione, previsto per il periodo 2027-2032, la progettazione di una rete in grado di consentire velocità fino a 200 km/h.

Secondo Lai, un piano di questo tipo richiederebbe investimenti importanti, ma sostenibili attraverso risorse europee e nazionali, seguendo un percorso analogo a quello già avviato in Sicilia.

La risposta di Salvini: “Lavoriamo da anni sul collegamento ferroviario di Nuoro”

Sul tema è intervenuto anche il vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, che ha confermato l’esistenza di studi e valutazioni in corso con Ferrovie dello Stato e Rete Ferroviaria Italiana.

Durante un evento a Porto Rotondo, il ministro ha ribadito la volontà di superare decenni di carenza di investimenti ferroviari nell’Isola, sottolineando come il collegamento di Nuoro alla rete nazionale rappresenti una priorità.

Salvini ha spiegato che i tecnici stanno valutando diversi possibili tracciati, con relative stime di costi e tempi di realizzazione. L’obiettivo è arrivare a una soluzione condivisa con i territori interessati e individuare successivamente le necessarie coperture economiche nell’ambito degli accordi di programma con il Gruppo FS.

Una sfida che guarda al prossimo decennio

La mozione del Partito Democratico punta dunque a imprimere una svolta alla pianificazione ferroviaria della Sardegna, superando la logica degli interventi puntuali e della manutenzione ordinaria per avviare un programma di sviluppo di lungo periodo.

Secondo i promotori, i tempi tecnici per una trasformazione radicale della rete potrebbero aggirarsi attorno ai dieci anni. Un percorso complesso che richiederà risorse significative, ma che viene considerato essenziale per garantire ai cittadini sardi condizioni di mobilità più vicine agli standard del resto d’Italia.