La vicenda del Ponte sullo Stretto di Messina entra in una nuova fase.

Dopo il rilancio del progetto da parte del governo Meloni e le criticità sollevate dalla Corte dei conti, l’esecutivo valuta la nomina di due commissari straordinari per accelerare l’iter: Pietro Ciucci, amministratore delegato della Stretto di Messina Spa, e Aldo Isi, ad di Rete Ferroviaria Italiana.

I loro nomi compaiono nella bozza del DL Infrastrutture, suscitando forti proteste politiche e associative.

Ciucci è legato al progetto da oltre vent’anni: già ad della Stretto di Messina dal 2002 su impulso del governo Berlusconi, ha seguito la fase iniziale del ponte, poi bloccata dal governo Monti.

Tornato alla guida della società nel 2023, è oggi indicato come commissario incaricato di superare le osservazioni contabili che hanno rallentato l’opera.

Isi, invece, dovrebbe occuparsi delle infrastrutture ferroviarie complementari al ponte.

Le opposizioni all'attacco

La scelta è duramente contestata dall’opposizione.

Angelo Bonelli (AVS) parla di una decisione “grave e inaccettabile”, che concentra poteri, riduce i controlli e crea un conflitto di ruoli, visto che le criticità contestate deriverebbero proprio dall’operato della Stretto di Messina.

Secondo Bonelli, il ponte viene usato come strumento di propaganda, mentre restano irrisolti nodi cruciali su costi, trasparenza, sicurezza sismica e impatto ambientale.

No anche dalle associazioni ambientaliste

Anche le associazioni ambientaliste esprimono forte contrarietà.

WWF e Invece del Ponte definiscono la possibile nomina commissariale una scelta allarmante e inefficace, incapace di risolvere i problemi tecnici, ambientali e procedurali ancora aperti.

Per entrambe, il ponte rappresenta un’opera simbolica che assorbe risorse, mentre infrastrutture ferroviarie, trasporti locali e messa in sicurezza del territorio, soprattutto nel Mezzogiorno, restano gravemente carenti.