
Il piano per introdurre i treni a idrogeno sulla linea della Valle Camonica continua ad alimentare un duro confronto politico in Regione Lombardia.
Il tema è tornato al centro del dibattito dopo un’interrogazione presentata dal vicepresidente del Consiglio regionale Emilio Del Bono (Pd), che ha messo in discussione sia la portata dell’investimento – circa 400 milioni di euro – sia le prospettive future del progetto, alla luce della decisione di Alstom di chiudere la propria divisione francese dedicata all’idrogeno.
Alle critiche ha risposto il consigliere di Fratelli d’Italia Diego Invernici, definendo l’atto del Pd fondato su «ricostruzioni fantasiose» e sottolineando come la riorganizzazione del gruppo industriale non avrà conseguenze sul programma lombardo.
Secondo Invernici, infatti, fornitura dei convogli, manutenzione, assistenza tecnica e ricambi sarebbero garantiti da contratti già sottoscritti e vincolanti.


Non è mancata la polemica politica. L’esponente di FdI ha accusato il Pd di un ambientalismo «a geometria variabile», sostenendo che la prima Hydrogen Valley italiana venga osteggiata non per ragioni tecniche ma per convenienza elettorale.
Invernici ha inoltre replicato alle osservazioni sui numeri del traffico, ricordando i circa 5.000 passeggeri giornalieri della linea Brescia–Iseo–Edolo e provocando Del Bono a chiedere apertamente la chiusura della tratta se ritiene tali dati irrilevanti.
Da parte sua, ha ribadito l’impegno della maggioranza a intervenire sulle criticità del servizio ferroviario locale.
Di segno opposto la posizione del vicepresidente Del Bono, che in una nota ha ribadito come l’operazione abbia una natura prevalentemente economico-industriale, più che orientata al miglioramento del trasporto pubblico. Secondo il Pd, il passaggio all’idrogeno non comporterebbe benefici ambientali né un incremento di frequenze o qualità del servizio, mentre i costi di gestione annuali salirebbero in modo significativo, passando da 3 a 24 milioni di euro, configurando un modello giudicato poco sostenibile dal punto di vista economico.
Critico anche il Movimento 5 Stelle. La consigliera regionale Paola Pollini ha evidenziato diverse problematiche, a partire dall’assenza di uno studio approfondito su alternative tecnologiche come l’elettrificazione tradizionale o le soluzioni ibride pantografo-batteria. Pollini segnala inoltre la mancanza di benefici concreti per i pendolari, anche in relazione all’aumento dei passaggi a livello, che già oggi incidono negativamente sulla regolarità del servizio.


Secondo il M5s, le analisi comparative sui costi sarebbero basate su stime non realistiche per l’elettrificazione convenzionale.
Da qui la richiesta di aprire un confronto per rivedere l’accordo con Alstom e valutare soluzioni alternative, come l’elettrificazione per sezioni. Il progetto a idrogeno viene così definito un esperimento oneroso e ad alto rischio, con il pericolo di tradursi in un danno erariale senza reali vantaggi per il trasporto pubblico locale.