Due ferrovie storiche, due territori molto diversi e una stessa richiesta: non cancellare infrastrutture ferroviarie esistenti che potrebbero ancora rappresentare una risorsa per la mobilità, il turismo e la valorizzazione del territorio.

L’Association Européenne des Cheminots (AEC) torna infatti a chiedere attenzione per la linea Gragnano–Castellammare di Stabia e per la ferrovia Aosta–Pré-Saint-Didier, proponendone il recupero anche attraverso il progetto “Binari senza tempo” della Fondazione FS.

Gragnano-Castellammare, l’AEC chiede di non cancellare la ferrovia

Nel caso della linea Gragnano–Castellammare di Stabia, l’AEC rilancia il dossier in un momento nel quale sono allo studio interventi di riconversione dell’infrastruttura.

Per l’associazione, la ferrovia non rappresenta semplicemente un’infrastruttura abbandonata, ma un patrimonio legato alla storia industriale del territorio. La linea nacque nel 1885 come parte del sistema attraverso il quale il grano raggiungeva i mulini di Gragnano e la pasta veniva successivamente indirizzata verso il porto di Castellammare e i mercati internazionali.

Secondo la ricostruzione proposta dall’AEC, già alla fine dell’Ottocento la produzione della pasta gragnanese aveva raggiunto anche i mercati esteri, mentre nel 1913 una quota significativa dell’export italiano di pasta partiva dalla provincia di Napoli, in particolare dall’area compresa tra Gragnano e Torre Annunziata.

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Il rischio della trasformazione della sede ferroviaria

Oggi la linea è abbandonata e la vegetazione ha progressivamente riconquistato i binari. Nel frattempo la Regione Campania ha avviato un percorso di riconversione dell’infrastruttura, prendendo in considerazione due scenari.

Il primo prevede la realizzazione di un Bus Rapid Transit (BRT), con una corsia dedicata agli autobus elettrici sulla sede ferroviaria. Il secondo contempla invece un tram leggero elettrico con tram a batteria, accompagnato da una pista ciclopedonale e dal recupero dei ponti esistenti.

L’AEC contesta l’ipotesi di cancellare definitivamente i binari e chiede invece che la linea venga inserita nel progetto “Binari senza tempo” della Fondazione FS e riconosciuta come ferrovia turistica ai sensi della legge 128/2017, rendendone possibile la riapertura ai treni storici.

Anche Aosta-Pré-Saint-Didier nel mirino dell’AEC

La stessa associazione ha preso posizione anche sulla ferrovia Aosta–Pré-Saint-Didier, chiedendone la riapertura.

La richiesta arriva nei giorni in cui la linea è stata inserita tra i “Luoghi del Cuore” del FAI, raccogliendo al momento oltre 4.300 voti, secondo quanto riportato dall’AEC.

Anche in questo caso l’associazione propone di inserire la tratta nel progetto Binari senza tempo della Fondazione FS e di ricondurla nell’ambito della normativa dedicata alle ferrovie turistiche prevista dalla legge 128/2017.

Il nodo del trasporto su gomma

Nel caso valdostano, l’AEC lega la propria posizione anche alle scelte contenute nel nuovo Piano Regionale Trasporti.

«Il rinunciare a un'infrastruttura ferroviaria già esistente significa disperdere un patrimonio pubblico vitale per la Regione», sostiene l’associazione, secondo la quale si tratterebbe di una scelta «non in linea con le politiche nazionali ed europee».

La critica dell’AEC riguarda in particolare il rischio che una linea ferroviaria esistente e potenzialmente recuperabile venga definitivamente abbandonata a favore di un sistema basato sul trasporto su gomma.

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Due linee storiche, una proposta comune

Le situazioni di Gragnano–Castellammare e Aosta–Pré-Saint-Didier presentano caratteristiche molto differenti, ma secondo l’AEC hanno un elemento comune: la presenza di un’infrastruttura ferroviaria che potrebbe essere valorizzata invece di essere definitivamente abbandonata.

Da qui la proposta dell’associazione di ricorrere agli strumenti già previsti per la valorizzazione delle ferrovie turistiche, affiancando alla dimensione turistica anche quella culturale e di tutela del patrimonio ferroviario.

Per l’AEC, il recupero delle due linee potrebbe quindi riaprire il confronto sul loro futuro, mettendo al centro non soltanto la mobilità, ma anche la valorizzazione dei territori e delle infrastrutture ferroviarie storiche.