«Da Reggio Calabria a Roma in quattro ore e mezza non può essere considerata vera Alta Velocità».

È questo il messaggio lanciato dal consigliere regionale Giuseppe Falcomatà durante il convegno “Connettere il futuro. L’alta velocità Salerno–Reggio Calabria unisce il Mezzogiorno”, ospitato a Napoli nella sala dei Baroni del Maschio Angioino e promosso dalla Fondazione Merita insieme a Ferrovie dello Stato Italiane.

Nel suo intervento, Falcomatà ha portato al tavolo la voce del territorio reggino, ribadendo il valore strategico della nuova linea AV come motore di sviluppo economico, logistico e sociale per l’intero Sud Italia. I timori di un possibile isolamento dell’area metropolitana, ha spiegato, sembrano superati: Reggio Calabria rientra pienamente nel corridoio europeo Scandinavo–Mediterraneo. Tuttavia, per il consigliere, la vera questione non è soltanto essere inclusi nel tracciato, ma capire quale tipo di Alta Velocità arriverà realmente fino allo Stretto.

Il nodo principale resta quello dei tempi di percorrenza. Secondo Falcomatà, diversi studi dimostrano che l’impatto economico dell’AV si manifesta concretamente solo quando le città collegate distano meno di tre ore. «Se per arrivare a Roma resteremo oltre le quattro ore – ha sottolineato – sarà difficile parlare di una vera Alta Velocità capace di trasformare il territorio». Da qui la richiesta di rivedere il progetto e il tracciato per abbattere sensibilmente i tempi di viaggio.

L’attenzione si è poi spostata sul tema della logistica, con un focus sul porto di Gioia Tauro. L’infrastruttura, secondo Falcomatà, non deve limitarsi al traffico passeggeri ma diventare leva di competitività per il sistema merci, rendendo il trasporto ferroviario più conveniente rispetto alla gomma, con benefici sia ambientali sia economici per tutto il retroporto calabrese.

Non mancano però le criticità. Mentre si discute di nuove linee veloci, gran parte del territorio reggino continua a fare i conti con binari non elettrificati e lunghi tratti a binario unico, un gap infrastrutturale che rischia di frenare qualsiasi reale salto di qualità. Inoltre, ha osservato, i lavori avviati da Battipaglia verso nord-est sembrano poco coerenti con una direttrice realmente orientata verso il Sud.

Infine, il passaggio sul Ponte sullo Stretto e sulle risorse economiche: l’ultimo lotto tra Gioia Tauro e Reggio Calabria, secondo il consigliere, non può restare subordinato alle incertezze legate al ponte. «Serve chiarezza sui finanziamenti – ha concluso – e soprattutto una progettazione unitaria e cantierabile fino a Reggio, per evitare che l’Alta Velocità si fermi prima della Calabria».

L’obiettivo, dunque, è chiaro: non una linea simbolica, ma un’infrastruttura realmente competitiva, capace di connettere stabilmente tutto il Mezzogiorno al resto del Paese.