
Quasi sotto traccia, all’interno dell’ultima rimodulazione del Pnrr concordata con Bruxelles, prende corpo una delle riforme più rilevanti degli ultimi anni per il sistema ferroviario italiano.
Entro gennaio un decreto legge disciplinerà l’attuazione della fase finale del Piano e, con essa, l’avvio di un nuovo assetto del settore destinato a incidere profondamente sugli equilibri consolidati. Questo, almeno, quanto anticipa Il Corriere della Sera nella sua edizione di ieri.
Il cuore della riforma è una spinta decisa verso una maggiore concorrenza, che non si limiterà più alla sola Alta Velocità ma si estenderà anche ai servizi sovvenzionati. Sono previste infatti nuove gare per i treni regionali e per l’InterCity, affiancate dalla nascita di una nuova società pubblica dedicata al materiale rotabile.
Si tratta di quelle che nel settore sono note come "Rosco" (Rolling Stock Company - un'entità che possiede e gestisce locomotive e carrozze che vengono concesse in leasing alle società di gestione dei treni), una società esterna al Gruppo FS, con un consiglio di amministrazione di cinque membri nominati dal Ministero delle Infrastrutture e dal Ministero dell’Economia.
A questa struttura confluiranno 1,2 miliardi di euro del Pnrr, destinati all’acquisto di nuovi treni da mettere poi a disposizione, in locazione, degli operatori che si aggiudicheranno i servizi.
L’obiettivo è duplice: da un lato garantire che le risorse europee vengano effettivamente spese entro le scadenze previste, dall’altro creare un mercato più aperto, in cui i gestori dei servizi non debbano necessariamente possedere i treni per poter operare.
La Rosco punta inoltre ad acquisire anche parte del materiale già finanziato dal Pnrr, circa 100 convogli per un valore di un miliardo di euro, aprendo di fatto una nuova partita sulla proprietà dei mezzi oggi in servizio.
Il tema è delicato: attualmente lo Stato finanzia l’acquisto, la manutenzione e persino il revamping dei treni, anche dopo che questi risultano ammortizzati nei bilanci delle società operative. La riforma intende separare nettamente il ruolo di proprietario dei mezzi da quello di gestore dei servizi, sul modello già diffuso in altri Paesi europei.
I primi effetti concreti potrebbero arrivare già a giugno, con la gara per il rinnovo delle concessioni dei servizi InterCity e Regionali. Dopo dieci anni di gestione Trenitalia, i nuovi operatori potranno contare su una doppia opzione: affittare i mezzi da Trenitalia – che sarà obbligata a metterli a disposizione – oppure rivolgersi direttamente alla Rosco statale.
Sul fronte infrastrutturale, il decreto introduce anche nuove regole per gli investimenti di Rete Ferroviaria Italiana.
Nel prossimo Contratto di Programma 2027-2030, del valore di circa 120 miliardi di euro, verranno applicate le stesse logiche del Pnrr: milestone, target e cronoprogrammi stringenti, con monitoraggio del Mit e poteri di intervento affidati all’Autorità di Regolazione dei Trasporti in caso di ritardi.
Il provvedimento si inserisce infine in una più ampia operazione di “ingegneria finanziaria” voluta dal Governo per non perdere le risorse europee che rischiano di restare inutilizzate entro giugno.
Oltre alla Rosco ferroviaria, nasceranno veicoli speciali per circa 10 miliardi di euro destinati a settori chiave come housing universitario, turismo, infrastrutture idriche, porti, connettività, agrisolare ed edilizia residenziale.
Una manovra complessa e destinata a far discutere, che promette di cambiare profondamente il modo in cui i treni italiani vengono finanziati, posseduti e messi in servizio sulle rotaie del Paese.
Fonte Corriere della Sera