Nel 2025 l’Alta Velocità e i servizi a lunga percorrenza di Trenitalia non sono stati immuni da episodi di ritardo estremo, con tempi di percorrenza allungati di diverse ore su tratte anche strategiche.

L’analisi dei maggiori ritardi registrati nell’anno da Europaradicale evidenzia come nessuna delle tre categorie di Frecce – Frecciarossa (FR), Frecciargento (FA) e Frecciabianca (FB) – possa dirsi completamente al riparo da criticità operative di ampia portata.

Una premessa per leggere il testo che segue è d'obbligo.

Quelli presi in considerazione sono valori estremi che riportiamo a soli fini statistici, quindi da non prendere come regola. Inoltre in praticamente tutti i casi i ritardi sono stati provocati da avvenimenti esterni alla ferrovia, quindi con responsabilità nulla da parte della compagnia. Nell'elenco mancano i treni di Italo non perché questi non abbiano avuto episodi estremi, ma perché monitorare i dati di questa compagnia è difficile se non impossibile.

Il caso più eclatante riguarda il Frecciarossa 8418, che il 13 novembre accumula 521 minuti di ritardo sul segmento Paola–Salerno, pari a oltre 8 ore e mezza per un investimento. Un dato che da solo fotografa in quella giornata una situazione di grave discontinuità del servizio lungo l’asse tirrenico meridionale, già spesso sensibile a interferenze infrastrutturali e operative.

Segue, per entità del disservizio, il Frecciarossa 8323 del 16 agosto, con 473 minuti di ritardo tra Roma e Caserta. Anche in questo caso si tratta di un collegamento fondamentale, sia per i flussi AV sia per l’interconnessione con la rete convenzionale campana, ritardato a causa di un incendio nei pressi della linea. Non meno significativo il ritardo di 414 minuti registrato dal FR 9584 sempre il 13 novembre sulla tratta Scalea–Maratea.

Scendendo sotto la soglia delle sette ore, restano comunque diversi numeri fuori scala. Il 17 aprile, per un investimento di bestiame e la caduta di un palo sulla linea elettrica dovuta al vento, il Frecciarossa 9511 accumula 359 minuti tra Foggia e Barletta, mentre il giorno prima il Frecciabianca 8606 arriva a 330 minuti di ritardo per un investimento sulla Roma–Civitavecchia, tratta notoriamente congestionata e cruciale per i collegamenti con la città portuale caratterizzata da un forte pendolarismo.

Scendendo ancora si torna al drammatico 13 novembre, che è certamente la data nera del 2025, ripetiamo ancora una volta a causa di un investimento. Il FR 9642 registra 291 minuti di ritardo tra Paola e Sapri, confermando le difficoltà persistenti in quel giorno lungo la dorsale tirrenica calabro-lucana.

Non mancano episodi rilevanti anche al Centro-Nord e sull’Adriatica: il FA 8317 del 3 ottobre accumula 279 minuti tra Bari e Brindisi per occupazione dei binari da parte di manifestanti mentre il FR 9639 del 17 agosto arriva a 267 minuti ancora una volta sulla Salerno–Paola bloccata il giorno prima per incendio. Chiude l’elenco il FR 9613 del 7 aprile, con 253 minuti sulla lunga Bologna–Roma, asse portante dell’Alta Velocità nazionale che in questa circostanza ha invece registrato un guasto.

Nel complesso, questi dati mostrano come nel 2025 i ritardi eccezionali non siano stati episodi isolati, ma abbiano interessato diverse direttrici, tipologie di servizio e periodi dell’anno.

Ritardi di questa entità, per quanto quasi sempre non dovuti né alla rete né alla compagnia ferroviaria, trasformano di fatto un servizio AV in un "viaggio della speranza", con forti ripercussioni sulla fiducia dell’utenza, sull’organizzazione dei turni e sulla gestione del materiale rotabile.

Se è vero che i guasti non si possono del tutto evitare, quello su cui vale la pena lavorare sono gli agenti esterni. Su questi si possono cercare soluzioni affinché possano essere risolti in tempi più brevi, riducendo, di fatto, l'elenco dei treni i cui ritardi vanno oltre l'accettabile.