Il sistema portuale dell’Adriatico Orientale chiude il 2025 con un bilancio complessivamente positivo sul fronte delle merci, confermando il proprio ruolo di piattaforma energetica e logistica di riferimento per l’Europa centro-orientale, nonostante un contesto internazionale caratterizzato da tensioni geopolitiche e forte volatilità dei traffici.

Secondo i dati diffusi dall’Autorità di Sistema Portuale, i porti di Trieste e Monfalcone hanno movimentato complessivamente oltre 64 milioni di tonnellate di merci, con lo scalo giuliano che raggiunge i 60 milioni di tonnellate, segnando un incremento dello 0,7% rispetto all’anno precedente.

In controtendenza, invece, il traffico containerizzato, che si attesta a 681.733 TEU, in calo del 19%. A fronte di questa flessione, il sistema ferroviario mostra però segnali di rafforzamento: i treni movimentati sono stati 11.600, con una crescita del 3,8%.

La contrazione dei container si è concentrata soprattutto nel secondo semestre ed è riconducibile alla fine dell’alleanza 2M tra MSC e Maersk. In particolare, Maersk ha avviato le proprie operazioni su un terminal dedicato nel porto croato di Rijeka, sottraendo volumi a Trieste.

Tuttavia, il dato va letto con maggiore attenzione: il calo riguarda quasi esclusivamente il traffico di trasbordo, che crolla a 144.803 TEU (-52,81%), mentre i flussi diretti verso l’hinterland restano sostanzialmente stabili, con 536.930 TEU (+0,30%).

All’interno di questa componente, cresce in modo significativo la quota dei container pieni, che raggiunge 405.015 unità, con un aumento del 4,9%.

A sottolineare il significato di questi numeri è il neo presidente dell’Autorità di Sistema Portuale, Marco Consalvo, secondo cui la flessione dei TEU è “in larga parte attribuibile al forte calo del transhipment, che si dimezza rispetto all’anno precedente”.

Al contrario, prosegue Consalvo, “il traffico legato ai mercati europei di destinazione resta stabile e i container pieni crescono, confermando la natura di Trieste come porto gateway, orientato ai flussi reali di import-export e non al puro trasbordo”.

In questa chiave, il 2025 non rappresenta una perdita di competitività, ma piuttosto una ricalibrazione qualitativa dei traffici: meno movimentazioni speculative e più merci direttamente collegate al tessuto produttivo europeo, con il sistema portuale dell’Adriatico Orientale sempre più integrato nelle catene logistiche continentali.