Nel 2025 la puntualità ferroviaria in Europa si conferma un tema centrale per viaggiatori, operatori e decisori pubblici.

I dati diffusi da Chuuchuu, basati sull’analisi delle prestazioni dei servizi passeggeri in sette Nazioni europee, offrono un quadro chiaro e, per certi versi, impietoso: l’Europa viaggia a velocità molto diverse quando si parla di affidabilità.

In testa alla classifica si colloca ancora una volta la Svizzera, con un impressionante 97,8% di treni puntuali. Un risultato che non solo consolida il primato delle SBB CFF FFS, ma segna anche un miglioramento di circa due punti percentuali rispetto al 2024. In altre parole, quasi 98 treni su 100 arrivano in orario: uno standard che, nel contesto europeo, rappresenta l’eccellenza assoluta.

Alle spalle della Svizzera troviamo i Paesi Bassi, con il 93,9% di puntualità, seguiti dal Belgio all’88,6%. È significativo notare come solo queste tre Nazioni, ovvero il podio della classifica, riescano nel 2025 a garantire quello che può essere definito un servizio medio-buono per l’utenza, vale a dire almeno nove treni passeggeri su dieci puntuali. Già dal quarto posto in poi, la qualità percepita del servizio scende sensibilmente.

L’Austria, quarta con l’82,2%, rappresenta tuttavia una nota positiva nel confronto temporale: rispetto al 2024, il miglioramento è pari a +7%, uno dei progressi più marcati dell’intero campione. Un segnale incoraggiante che indica come interventi mirati su infrastruttura e gestione possano produrre risultati concreti in tempi relativamente brevi.

Più complessa la situazione per Francia e Italia. La Francia chiude il 2025 al 79,7%, ma il dato assume un peso ben diverso se confrontato con l’anno precedente: –10%, un crollo che evidenzia criticità strutturali e operative non risolte. Ancora più netto il caso italiano, con una puntualità del 62,0% e un pesantissimo –18% rispetto al 2024. In pratica, quasi quattro treni su dieci accumulano ritardi, una soglia che mina profondamente la fiducia dei viaggiatori nel sistema.

Il fanalino di coda resta però la Germania. Con appena 58,5% di puntualità, Deutsche Bahn si conferma il simbolo delle difficoltà ferroviarie europee. Il confronto con il 2024 mostra sì un miglioramento di circa quattro punti percentuali, ma il livello assoluto rimane estremamente basso per un Paese che storicamente ha fatto della ferrovia un pilastro della propria mobilità.

Se le percentuali sono già eloquenti, i minuti di ritardo complessivamente accumulati raccontano una storia ancora più sorprendente. Nel 2025 i treni tedeschi hanno totalizzato ritardi equivalenti a circa 67 anni. Un valore enorme, che quasi eguaglia la somma dei ritardi di tutte le altre sei Nazioni messe insieme. Per confronto, la Svizzera si ferma a circa 1,4 anni di ritardo complessivo, mentre Paesi Bassi, Belgio, Austria e Francia oscillano tra i 9 e i 13 anni. L’Italia, pur con una puntualità superiore a quella tedesca, accumula comunque 22,7 anni di ritardi, segno di una rete sotto forte stress.

Questo dato rende particolarmente efficace l’espressione, ormai ricorrente, secondo cui “il treno è in ritardo” sarebbe diventata una sorta di frase non ufficiale della Germania. Non si tratta solo di un problema di percezione: i numeri mostrano come i ritardi tedeschi abbiano un impatto sistemico sull’intero traffico europeo, data la centralità della rete DB nei collegamenti internazionali.

Nel complesso, il confronto tra 2024 e 2025 restituisce un’Europa ferroviaria spaccata in due. Da un lato, sistemi maturi e coerenti come quello svizzero, capaci non solo di mantenere standard elevatissimi ma anche di migliorarli ulteriormente. Dall’altro, grandi Paesi ferroviari che faticano a garantire continuità e affidabilità, con oscillazioni annuali molto marcate.

Il messaggio che emerge dai dati Chuuchuu è chiaro: la puntualità non è un dettaglio statistico, ma un indicatore chiave della qualità del servizio. E nel 2025, in Europa, solo pochi operatori possono davvero dire di aver superato l’esame.