Trenitalia volta pagina e ridisegna l’identità visiva di Frecciarossa, presentando ufficialmente il nuovo logo destinato ad accompagnare l’intero ecosistema del brand: treni, lounge, canali digitali, materiali di comunicazione e App di prenotazione.

Un segno grafico essenziale e contemporaneo, pensato per rafforzare il posizionamento dell’Alta Velocità italiana come simbolo di innovazione, performance e futuro.

Secondo la compagnia, il marchio nasce direttamente dalla livrea dei convogli e dalla forma stessa della freccia. Il risultato è una “F” inclinata di 45 gradi, dal tratto deciso, che richiama il profilo aerodinamico dei treni e suggerisce movimento continuo, velocità e tensione in avanti.

Una lettera che diventa manifesto valoriale: Future (modernità e tecnologia), Forward (spinta in avanti), Fast (velocità), First (qualità ed eccellenza) e For All (accessibilità e inclusività). Una narrazione chiara, costruita per rendere il marchio immediatamente riconoscibile anche fuori dai confini italiani.

Dal punto di vista del branding, la scelta va nella direzione di una maggiore sintesi visiva: meno elementi, più forza iconica. Un logo che funziona bene su schermi, app e ambienti fisici, adattandosi con facilità a supporti molto diversi tra loro.

Tuttavia, al di là dell’intenzione progettuale, il debutto non è passato inosservato tra gli osservatori internazionali. Diversi addetti ai lavori hanno infatti notato una certa somiglianza con un precedente poco fortunato nella storia dell’Alta Velocità europea: la “F” del servizio Fyra, collegamento internazionale tra Paesi Bassi e Belgio nato male e finito peggio e rimasto nella memoria soprattutto per i problemi tecnici e operativi.

Quel progetto avrebbe dovuto utilizzare i convogli AnsaldoBreda V250, inizialmente consegnati e poi restituiti al mittente dopo un discutibile pre-esercizio. La grafica del marchio Fyra presentava, tra le altre lettere, proprio una “F” inclinata e stilizzata che, nel confronto visivo, ha una leggera somiglianza con quella appena introdotta da Frecciarossa.

L’ironia della sorte rende il parallelo ancora più curioso. Gli stessi treni nati come V250 sono oggi parte integrante della flotta italiana: acquistati da Trenitalia, sono stati riqualificati e circolano sui nostri binari ogni giorno come ETR 700. E proprio su questi convogli verrà applicata anche la nuova identità Frecciarossa.

Un incrocio simbolico che difficilmente passerà inosservato agli appassionati: il logo che ricorda il Fyra finisce, di fatto, sugli stessi treni che avrebbero dovuto rappresentarne il lancio in pompa magna.

Naturalmente il destino di un marchio non si misura dalla grafica, ma dalle prestazioni e dall’affidabilità del servizio. E sotto questo profilo, l’esperienza italiana degli ETR 700 ha dimostrato ben altro esito rispetto alla travagliata avventura nord-europea. Resta però la sensazione che un accostamento così delicato, per quanto accennato, si sarebbe forse potuto evitare, soprattutto in un settore dove memoria storica e reputazione pesano molto.

La speranza, adesso, è che questa nuova “F” diventi davvero sinonimo di futuro e successo, lasciandosi alle spalle ogni somiglianza del passato. Per Frecciarossa si apre una nuova fase di immagine: il banco di prova, come sempre, sarà la linea.