Si aprirà il prossimo 9 giugno il processo d’appello per il disastro ferroviario di Pioltello, la tragedia che il 25 gennaio 2018 sconvolse la linea alle porte di Milano provocando tre vittime e oltre cento feriti.

In primo grado il tribunale aveva assolto otto imputati – dirigenti e vertici di Rete Ferroviaria Italiana – disponendo invece la condanna a 5 anni e 3 mesi di reclusione per Marco Albanesi, all’epoca responsabile dell’unità di manutenzione.

Sentenza impugnata dalla Procura

La Procura di Milano ha impugnato la decisione di primo grado chiedendo la condanna, per disastro ferroviario colposo e omicidio colposo, anche per altri imputati assolti, tra cui l’ex amministratore delegato di RFI, Maurizio Gentile, e altri due dirigenti dell’azienda.

Secondo l’accusa, il quadro delle responsabilità non sarebbe stato adeguatamente delineato nella sentenza di primo grado e occorrerebbe una rivalutazione complessiva delle posizioni apicali coinvolte nella gestione dell’infrastruttura.

Il nodo della manutenzione

Al centro del procedimento resta la questione manutentiva. Le indagini hanno accertato che l’incidente fu provocato dalla rottura di un tratto di rotaia lungo 23 centimetri, collocato in corrispondenza di un giunto ammalorato.

Un cedimento strutturale che, secondo la Procura, sarebbe riconducibile a carenze nella manutenzione.

Per l’accusa, inoltre, RFI – assolta in primo grado – dovrebbe rispondere anche dell’illecito amministrativo, ipotizzando un risparmio economico derivante dalla mancata esecuzione di interventi adeguati.

Di diverso avviso i giudici di primo grado, che avevano ritenuto non dimostrabile oltre ogni ragionevole dubbio l’esistenza di carenze gestionali tali da fondare ulteriori responsabilità penali.

Con l’avvio dell’appello si riapre dunque una vicenda giudiziaria complessa e delicata, destinata a riportare al centro del dibattito il tema della sicurezza dell’infrastruttura ferroviaria e dei controlli sulla manutenzione della rete.